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Dettagli evento:

feb 17 2017
mar 03 2017

Mostra "No words-no war / Optical installation"

Installazione ottica interattiva di Natalia Tikhonova

Letture: 104 - Mostre a Gorizia - GO



ATTENZIONE: Questo evento si è svolto nel PASSATO!!
Sai se verrà riproposto? SEGNALACELO tu stesso!

Approfondimenti: INSERISCI un approfondimento
dove: Carinarnica – bivak urbane kulture
Via San Gabriele
info periodo: da lunedì al sabato, dalle 14.00 alle 17.00
data: da venerdì 17 febbraio 2017, alle 18:00
a venerdì 3 marzo 2017, alle 00:00
intrattenimenti:
info sul luogo: L'evento si svolge al coperto

Qui trovi maggiori informazioni su questo evento
Organizzazione: IoDeposito
Referente: Non definito
E-mail: Contatta il referente
Telefono:
Mostra
Descrizione evento: No words - no war: Per una riconciliazione con la dimensione umana della storia   Opening: Venerdì 17 febbraio, ore 18.00, presso Carinarnica – bivak urbane kulture, Erjav?eva 53, 5000 Nova Gorica, Slovenia (La Carinarnica si trova sul confine tra Italia e Slovenia, a 15 minuti a piedi dalla Piazza Vittoria di Gorizia). Orari Mostra: dal 17 febbraio 2017 al 3 marzo 2017; da lunedì al sabato, dalle 14.00 alle 17.00. Ingresso gratuito. Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org   IoDeposito Ong, con il patrocino dell'UNESCO e in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, inaugura venerdì 17 febbraio alle ore 18.00 la mostra NO WORDS – NO WAR / Optical installation di Natalia Tikhonova, presso Carinarnica -bivak urbane kulture. Fino al 3 marzo (dal lunedì al sabato, dalle 14.00 alle 17.00) sarà infatti l'evocativa location di Nova Gorica, inedito laboratorio e meeting point di culture urbane di confine, ad ospitare la serie di installazioni ottiche dell'artista russa, incentrate sul restituire la costitutiva dimensione umana e sensoriale della guerra. Per mezzo di un uso sapiente di fotografie d'epoca e filtri cromatici, la Tikhonova cerca di arrivare a ciò che, probabilmente, molti libri e saggi storici tendono a dimenticare: ricordare (soprattutto alle nuove generazioni) che la guerra è stata fatta da uomini contro uomini e che, a fianco alle date e ai resoconti delle conquiste, vi sono in primo luogo sgomento, morte, spaesamento.   La filosofia che accomuna la genesi di tutte le opere è proprio la capacità della mente di condizionare la percezione della guerra sino a renderla qualcosa di lontano, quasi a-storico, facendo dimenticare la presenza umana nel conflitto e offrendone solo il ricordo di una scenografia naturale deserta. In questa prospettiva la Tikhonova sceglie di operare su fotografie d’epoca con un gioco di filtri che fa comparire e scomparire sanguigne figure di soldati: le eredità della guerra vengono colte dunque attraverso i cromatismi, fatti di rossi accesi (che presagiscono) e di grigi densi (che compiangono). Il linguaggio descrittivo del colore, senza bisogno di altre spiegazioni, racconta il percepito di chi ha perso la vita sul fronte Russo (che si fa simbolo di ogni guerra di ogni dove): l'artista riesce così ad indurre lo spettatore ad osservare la storia da diverse prospettive, stimolando una visione poli-focale del passato e dell'esperienza universale del conflitto. È grazie alla prossemica fisica e al medium del colore che diviene allora possibile sgretolare quei filtri interpretativi che ci sono stati tramandati (traccia magari di un pallido ricordo scolastico), e che ci invitano ad una percezione mediata e distanziata del conflitto.   Lo spostamento fisico da parte del fruitore dei filtri apposti sulle fotografie non solo obbliga lo spettatore ad una variazione del piano ottico, ma lo rende innesco di una memoria ancora viva dentro ciascuno di noi, provocando la riemersione di un portato che è al contempo individuale e collettivo. Natalia Tikhonova porta ad interrogarsi sui lasciti del conflitto mentre, in un certo senso, se ne diventa diretti testimoni: impossibile non chiedersi, difronte a quelle foto, quale sia stato il vissuto di queste figure sanguigne, la cui fragilità e fugacità sembra accentuarsi davanti ai violenti paesaggi del dramma. Inevitabile domandarsi, cosa rimane della nostra umanità quando, con il breve gesto che muove il filtro, le perdiamo di vista.   Ad acuire i significati dell'esperienza artistica contribuisce inoltre il contesto urbano in cui essa si realizza, immersa in uno spazio raccolto e intriso di storia come il centro Carinarnica: un ex valico di frontiera trasformato in un “bivacco della cultura urbana”. Inaugurata quest'anno dall'Associazione Društvo humanistov goriške, la struttura è situata letteralmente sul confine goriziano lungo la strada per metà italiana (via San Gabriele, Gorizia) e per metà slovena (l'Erjav?eva ulica, Nova Gorica): in una posizione di indubbio valore simbolico, l'ex casello si trova oggi sulla via di passaggio e movimento a differenza del passato in cui fu invece, per lungo tempo, confine e dunque ostacolo ad una libera e facile circolazione di persone, quanto di idee. La mostra-evento, fruibile gratuitamente, appartiene alla terza edizione dell'ampia rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.   Contatti Link dell'evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/no-word-no-war-poli-focal-interactive-installation/ Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org Direzione: info@iodeposito.org Ufficio stampa: daniela.madonna@iodeposito.org
Nei pressi di questo evento puoi:
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